Sindrome da gelo! Episodio 4

Mirtillo NovembreLa soddisfazione di aver fatto un buon lavoro è tanta ma la sindrome da gelo comincia a diventare un’ossessione. Siamo ormai a Novembre e bisogna correre ai ripari, serve la pacciamatura. A mettere benzina sul fuoco ci pensano i cacciatori del paese che passano di lì, ognuno dice la sua: no così non basta, felci intorno, felci che le coprono, aghi di pino, foglie di faggio, erba secca, foglie di castagno… insomma un delirio generale!

Come spesso mi capita in queste situazioni, decido di fare una media delle mie conoscenze e dei consigli che ricevo. La pozione magica finale prevede un alchimia di foglie di faggio e qualche felce, unita a degli aghi di pino tutti intorno. Lavoro abbastanza lungo pure questo, tra rastrellamento, recupero della pacciamatura naturale e stesura finale.

Bene, lavoro finito. L’indomani penso già a sistemare i cancelletti del recinto che avevo lasciato indietro. E invece no! Quella sera torno a casa e cominciano folate di vento da far paura, penso alle mie piantine, alle mie bambine lassù a 1000 m, chissà come se la passano. Tutta la notte il forte vento continua e ne risente anche il mio sonno. La mattina letteralmente volo in alta quota con il mio super carro funebre, opss.. no.. volevo dire il mio fedele super mezzo, e ai miei occhi si presenta un piccolo disastro.

Alcune piantine sono quasi sradicate, la forma del vaso in cui erano precedentemente contenute è visibile, le foglie sono rivolte verso il basso, certo ci sono tutte ma la pacciamatura… polverizzata, anzi il termine giusto è vo-la-ti-li-zza-ta! Uffaaaaa! Lavoro da fare da capo! In realtà molte felci sono rimaste nei paraggi, si sono raggomitolate insieme e sono state trasportate su e giù per il recinto diventando delle grosse palle. Cerco di ironizzare e mi vengono in mente quei vecchi film western, dove il vento forma ai lati delle strade dei gomitoli di polvere e altro materiale. Tra l’altro avevo stupidamente e ingenuamente lasciato dentro la recinzione un sacco pieno di aghi di pino che erano avanzati dal giorno prima. Chiaramente si sono fatti un bel giretto pure loro e sono passati sopra alcune piante, spezzando alcuni rami e piegando l’intera pianta. Pazienza, contro la forza della natura non si può andare. Mi armo di buona volontà e rimetto tutto a posto.

nevePassano alcuni giorni e posso finalmente riprendere i miei cancelletti. Ne riesco a finire solo uno perchè comincia a nevicare e devo interrompere tutto. Per qualche giorno non si riesce più ad andare su (ma questi cancelletti non s’hanno da fare?).

Appena le strade lo permettono torno di nuovo dalle mie bimbe e le trovo completamente sepolte sotto la neve. Staranno bene? Sopravviveranno? Sapevo che la neve scongiura il congelamento delle radici e quindi è un bene, ma così è troppa!

Trarego NeveAncora una volta devo fare appello alla mia pazienza e aspettare. Nei giorni successivi i ramicelli cominciano a rispuntare e le piante sembrano con tutte le loro forze volersi rialzare. Sono toste, del resto sono le mie e hanno una gran voglia di sopravvivere a tutte le intemperie. Qualche danno però c’è e molti rami si sono spezzati, alcuni arbusti sono rotti proprio a metà, vicino alle radici. La mia cura è maniacale, mi vergogno pure a scriverlo, ma prendo delle striscioline di vecchie lenzuola, lego i rametti che non si sono ancora staccati del tutto e spero almeno che le pazienti riconoscano le premure del sottoscritto dottore, traendone qualche giovamento.

Mirtillo sotto la neveTecnicamente parlando, avrei potuto, prima che nevicasse, mettere dei paletti tutore e legarci tutta la pianta, in genere le prime nevicate sono sempre cariche di acqua e la neve è più pesante.

Per fortuna, nel mio caso, il danno non era poi così irreparabile. Continua…

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